Ricerca tutto
Home > Articolo home page


Contattaci

Articolo
   
"Cabeza Blanca"


Ai campionati del mondo di Argentina i tifosi lo avevano soprannominato “cabeza blanca”.

Bianca per il ciuffo dei capelli precocemente schiariti, comunque una testa capace di colpire con grande efficacia il pallone. Roberto Bettega questa fama se l'era saputa conquistare anche nel nostro campionato.

Era certamente uno degli attaccanti più efficaci e più temuti dai portieri per la grande varietà di colpi di testa i cui sapeva esibirsi: in tuffo, da fermo, con stacchi prepotenti. Alla fine degli anni 70 così diceva di se stesso “sono stato favorito dalla natura perché ho le gambe poco più lunghe del busto; non posso essere definito un longilineo, ma per questo, contrariamente a quanto si pensa in genere, non è affatto un handicap per il gioco di testa.

E' vero invece che i longilinei non hanno molto stacco.

La storia del calcio è invece piena di piccoletti tarchiati che sono stato terribili colpitori di testa: si pensi a Boninsegna, Di Giacomo, Muccinelli, Lorenzi eccetera.

Assomiglio a un grande del passato, il gallese John Charles che d molti era definito “culo basso”. Altri esempi di colpitori di testa sono Altafini e Jordan; e fra i giovani calciatori italiani i più dotati Muraro e Altobelli”.

Alla domanda su quali altre doti naturali bisognasse avere per arrivare ad alti livelli, Bettega rispondeva “nel mio caso è stato determinante l'intervento, quando giocavo nel Varese, del professor Messina, un grande preparatore atletico.

Come tutti coloro che, applicando le regole scientifiche, riescono ad eliminare le lacune dei calciatori, Messina aveva notato che la mia struttura muscolare, soprattutto quella delle gambe, aveva bisogno di essere irrobustita.

Ricordo le lunghe ore passate ad allenarmi con i pesi.

Al momento le consideravo una sofferenza, ma in seguito ho capito che questo tipo di preparazione era riuscito a cambiarmi.

Il vantaggio più preciso l'ho notato proprio nei colpi di testa.

Le gambe più robuste mi consentivano uno stacco più netto, più rabbioso; riuscivo a saltare più in alto dei difensori e a restare in aria quell'attimo in più che spesso e decisivo.

Una serie di attimi che mi sono stati molto utili nella mia carriera.

Oggi è diventato estremamente difficile segnare di testa da fermo perché il difensore usa tutte le astuzie per impedire all'attaccante di saltare.

Più che di contendere il pallone in aria si preoccupa di tenere l'avversario a terra.

E nelle aree piene di uomini non sempre l'arbitro riesce a vedere.

Questa difficoltà mi porta a cercare il gol in velocità che presuppone un azione sull'ala da parte di un compagno con cross perfetto e teso.

In questo caso basta toccare il pallone.

La testa fa da sponda a un tiro che è già violento e che conserva gran parte della sua forza.

Sul tiro molle non c'è infatti molta probabilità di riuscita per chi deve colpire di testa, perché è la testa che deve imprimere violenza al tiro.

Ne esce spesso una “mezza Palla”, facile preda per i portieri.

Spesso ho sentito dire, criticando il nostro calcio, che gli inglesi segnano più facilmente di testa; a parte la struttura fisica diversa dalla nostra, gioca molto la presenza nel loro campionato di ali all'antica, che con la velocità della discesa e un cross mettono in condizione gli attaccanti di rifinire con uno stacco o un tuffo.

E sono queste le azioni più esaltanti per il pubblico, perché esprimono la rapidità d'esecuzione e il vigore atletico che sono alla base del calcio moderno.

Il difensore che nell'azione lenta è avvantaggiato nei confronti dell'attaccante, perché marca l'uomo e si preoccupa fino a un certo punto della palla, è messo in crisi dall'azione in tempi brevi e in velocità.

Anche uomini esperti e abili nel colpo di testa difensivo come Bellugi e Mozzini, per restare ad esempi noti a tutti i tifosi, possono essere in questo caso anticipati.

A questo punto il portiere ha l'ultima parola, ma l'attaccante è favorito perché non è facile intuire la direzione di un colpo di testa.

Basta una piccola variazione, un lieve spostamento del collo, una correzione d'inclinazione della testa e la traiettoria del pallone cambia all'ultimo istante.

Per chi guarda dalle tribune il gol sembra dovuto a un errore o a una incertezza del portiere, ma chi sta in campo sa che non è così.

E in questi particolari momenti è sfavorito il portiere nervoso perché è quello che abbocca con più facilità a una finta.

Noi attaccanti che abbiamo sempre la vita dura, almeno nel colpo di testa ravvicinato partiamo favoriti.

Fare gol o sbagliare dipende in fondo dalla nostra abilità.

L'estremo difensore può parare solo per un nostro errore o per una felice intuizione.

E spesso il suo intervento fa gridare al miracolo.

E' difficile dire quale sia, tra i possibili modi di colpire di testa, il più efficace.

Nella mia esperienza posso dire che risultano praticamente imprendibili i tiri schiacciati dall'alto al basso che rimbalzano violentemente a terra prima di arrivare in porta.

In questi casi, anche se il portiere si è tuffato con tempismo, si vedrà scavalcato dal pallone.

Nel tiro di testa in tuffo è importante che il pallone sia colpito con la fronte tenendo la faccia protesa in avanti, in modo che il pallone si alzi sotto la traversa, fuori dalla portata del portiere”.



Tratto da: I campioni raccontano I SEGRETI DEL CALCIO; 1979 SPERLING & KUPFER s.p.a. editori; a cura di Willy Molco, Paolo Occhipinti, Aldo Patellani e Duilio Tasselli.
 


[    Copyright 2007 F.A.Q. Contatti Credits ]